Unze Evening Sandals, Sandali col tacco donna Rosso Rot L18208W

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Unze Evening Sandals, Sandali col tacco donna Rosso (Rot (L18208W))

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  • Materiale esterno: Sintetico
  • Fodera: Sintetico
  • Materiale suola: Plastica
  • Chiusura: Fibbia
  • Altezza tacco: 3 cm
  • Tipo di tacco: Tacco a spillo
  • Calzata: Vestibilità normale
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Siete alla ricerca delle più belle  spiagge di sabbia del  ZQ hug Scarpe Donna Scarpe col tacco Tempo libero / Formale / Casual Tacchi / Plateau Zeppa Finta pelle Nero / Bianco , blackus85 / eu39 / uk65 / cn40 , blackus85 / eu39 / uk65 / cn4 blackus85 / eu39 / uk65 / cn40
? C’è solo l’imbarazzo della scelta, tra spiagge bianche o dorate, spiagge con sabbia fine o granulosa, spiagge famose o semisconosciute.

Sia sul versante ionico sia su quello adriatico, il Salento offre numerose opportunità dal punto di vista turistico. Le spiagge salentine, molte delle quali anche quest’anno sono state premiate con la  Bandiera Blu , si distinguono per la pulizia delle coste, per le acque limpide e trasparenti e anche per l’ottima organizzazione delle strutture ricettive.

Lungo la costa ionica della penisola salentina si trova  Porto Cesareo , una località turistica in provincia di  Lecce . Porto Cesareo è immersa in una zona di grande ricchezza naturalistica, all’interno della quale si trova una delle più ricercate spiagge di sabbia del Salento. La spiaggia si caratterizza per lo stupendo cordone dunale che sorge alle sue spalle dove, tra la sabbia dorata e sottile, spuntano gli arbusti e i ginepri della classica macchia mediterranea. Le acque cristalline e i bassi fondali rendono questo tratto di mare molto adatto anche alle famiglie con bambini.

Sempre lungo la costa ionica, scendendo verso l’estremità inferiore della penisola salentina, si trova  Marina di Pescoluse , una località turistica che si è meritata l’appellativo di  Maldive del Salento . Qui i turisti possono ammirare una bellissima spiaggia che è considerata  la più bella spiaggia di sabbia del Salento . L’ampio arenile, che è protetto da delle imponenti dune, si contraddistingue per la finissima sabbia di colore bianco. I fondali sono bassi e trasparenti, soprattutto nelle giornate di tramontana, quando il vento trasforma questa località in un paesaggio caraibico.

La prima pietra posata dal santo patrono d'Italia

Il Convitto, come appare oggi, è il risultato di demolizioni e ricostruzioni eseguite in archi temporali differenti, anche a distanza di secoli, come accadeva di frequente per l’edilizia religiosa e conventuale, le cui realizzazioni erano sempre legate alle elargizioni dei fedeli, alle donazioni o ad altre forme di sostegno.
Il complesso architettonico rappresenta una struttura articolata ma unitaria, concepita e realizzata nel corso dei secoli, e in particolare nel corso del XIX secolo, attraverso molteplici interventi e ripensamenti, e con utilizzazioni differenti, che culminarono, nell’800, con la collocazione dell’istituzione scolastica di più alto livello presente nella città di Lecce.

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La chiesa di San Francesco della Scarpa, costituisce il sito originario attorno al quale furono edificati e sviluppati i corpi di fabbrica dell’antico convento che oggi costituiscono il complesso del Convitto Palmieri.
San Francesco d’Assisi, reduce dall’Oriente, fondò la prima Chiesa Minoritica leccese in una piccola cappella intitolata a San Giuliano, insistente sull’area attualmente occupata dalla chiesa di San Francesco della Scarpa, ed adiacente ad una casa donata dalla famiglia Guarini, in cui viveva la piccola comunità francescana.

Il luogo in cui il santo dimorò corrisponderebbe con lo spazio attualmente occupato dalla cappella gentilizia ad esso intitolata, che si affaccia su un attiguo orticello in cui, secondo un’antica leggenda, San Francesco piantò un arancio miracoloso, al cui interno è conservata un’iscrizione che ricorda l'arrivo del santo e la fondazione del convento.

Nasce il primo complesso conventuale

Nel  1273  la città di Lecce realizzò per i frati un nuovo complesso conventuale, costituito dal convento, corrispondente alla sola ala destra dell’attuale Convitto Palmieri, e da una chiesa intitolata a San Francesco, che insisteva sull’area oggi occupata dall’attuale edificio religioso e dai vani del Convitto che si affacciano sulla piazzetta degli Studi.
In tale epoca, infatti, la chiesa, la cui costruzione ebbe inizio nel 1275 e terminò con la consacrazione nel 1330, aveva pianta longitudinale a croce latina, con la facciata rivolta verso la piazzetta. Dai resti rinvenuti in occasione delle trasformazioni intervenute nella II metà del 1800, si può desumere che vi era un unico portale di ingresso con arco a sesto acuto, decorato negli stipiti da rilievi a foglie di acanto e scanalature, preceduto da un protiro con due leoni stilofori. Al di sopra di esso si apriva un rosone con analoghi motivi decorativi.

Le varie trasformazioni subite nel corso del tempo

Nel corso del XVI secolo il complesso conventuale subì parziali rifacimenti, consistenti in un ampliamento e nella realizzazione di scale marmoree e di porte con stipiti in marmo. Agli inizi del secolo fu edificata la torre campanaria, di sobria e robusta architettura, divisa in due ordini oltre al basamento.

Tra il  1699  e il  1711  la chiesa di San Francesco della Scarpa fu fortemente rimaneggiata: la nuova struttura edilizia presentava una crociera di m 46,38 x 22,50, con otto cappelle lungo la navata principale e due agli sfondi del transetto. Da questo momento il complesso costituito dalla chiesa, dal Convento e dai giardini annessi fu denominato “isola di San Francesco”.

Nel  1816  il convento dei francescani cambiò nuovamente utilizzazione, divenendo la sede del Collegio educativo di San Giuseppe, istituito nel 1807 e collocato dapprima presso il Convento degli Olivetani e poi presso i Bobbò, la cui direzione fu affidata inizialmente a laici e, a partire dal  1832 , ai Gesuiti.

A partire dal 1833 e fino alla fine del XIX secolo, i Gesuiti realizzarono importanti trasformazioni al complesso edilizio allo scopo di adeguarlo alle esigenze funzionali imposte dalla sua nuova destinazione, consegnandolo di fatto a noi nella sua attuale configurazione.

Sino a questo momento il Convento era composto dai vani disposti intorno al chiostro, da quelli che si affacciano sul piccolo giardino interno e dalle aule poste lungo il corridoio centrale. Sul lato destro della piazzetta degli studi, dove è attualmente un porticato, si poteva ammirare la facciata principale della chiesa di San Francesco della Scarpa; frontalmente, dove è posto il propileo, vi erano piccole abitazioni alle spalle delle quali sorgeva l’antico Convento.

I primi massicci interventi di trasformazione del complesso furono avviati dai Gesuiti su progetto e sotto la direzione del loro confratello Jazzeolla. In primo luogo, si provvide all’abbattimento delle piccole case che si affacciavano sulla piazzetta dinanzi all’originaria struttura conventuale, ed alla costruzione, al loro posto, di una grande sala “per palestra alli saggi pubblici della loro scolaresca” (attuale teatrino), alla quale si accedeva direttamente dalla piazzetta degli studi, attraverso un maestoso propileo, disegnato da Jazzeolla sul modello del tempio di Atena. Quest’ultimo era sormontato da un timpano, in cui gli stessi Gesuiti collocarono, nel 1845 circa, la statua dell’Immacolata, precedentemente, posta su una colonna ubicata al centro della piazzetta e demolita dai frati.
All’interno, i lavori consisterono nella fortificazione delle murature e nella trasformazione di alcuni vani, allo scopo di adeguarli ad aule scolastiche, a camerate e a servizi. Durante i lavori, inoltre, si verificarono numerosi crolli e cedimenti delle volte, a seguito dei quali, alcuni vani furono costruiti ex novo.

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